Orchestra di Fiati della Brianza Orchestra di Fiati della Brianza
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La Via dei Laghi

A Tone Poem for Symphonic Band

 

Per celebrare il 90° anniversario della morte di Ottorino Respighi (Bologna, 9 luglio 1879 – Roma, 18 aprile 1936) e la partecipazione alla ventesima edizione del World Music Contest (WMC) di Kerkrade 2026, l’Orchestra di Fiati della Brianza ha commissionato la scrittura di un nuovo brano originale per orchestra di fiati al compositore Federico Agnello, autore molto noto nel panorama bandistico italiano e internazionale.

La Via dei Laghi (questo il titolo) è un suggestivo viaggio musicale e immaginario attraverso i paesaggi, le leggende e le memorie dei cinque laghi glaciali della Brianza, articolato come una sequenza di cinque tableaux che si susseguono senza interruzione.

Ogni sezione evoca un’immagine distinta: le nebbie che velano presenze invisibili, un’apparizione notturna che scatena una tempesta, l’austera immobilità e il silenzio glaciale di un lago cristallino, la danza luminosa di spiriti acquatici e infine un crepuscolo in cui riaffiorano memorie sommerse.

La composizione vuole anche essere un omaggio alla musica di Ottorino Respighi e in particolare a Fontane di Roma. Nel corso dell’opera infatti emergono citazioni riconoscibili e allusioni più sottili, attraverso la rielaborazione di atmosfere, colori orchestrali e gesti timbrici caratteristici di quel poema sinfonico, reinterpretati nel linguaggio e nelle possibilità espressive della banda sinfonica.

Come spesso accade nella musica di Respighi, musica colta e tradizione popolare convivono: una melodia tradizionale brianzola, “E la povera barcaiola”, riaffiora e si integra nel tessuto musicale, diventando parte della narrazione e della memoria collettiva evocata dall’acqua.

Elemento unificante dell’intera composizione è una cellula generatrice di sette note (Si–Re–Si–La–Sol–Mi–La), derivata dalla trasformazione in suono delle lettere della parola “Brianza”. Questa cellula permea l’opera in molteplici forme: talvolta chiaramente percepibile, altre volte nascosta negli strati interni dell’armonia o frammentata all’interno della trama orchestrale, creando un legame profondo e simbolico tra i diversi movimenti.

Fra natura e mito, la musica diventa così un racconto in cui l’acqua custodisce la nostalgia di chi l’ha attraversata, la solitudine di chi ha vissuto sulle sue rive e una bellezza che resiste al tempo. Il poema si apre e si chiude sulla soglia tra il visibile e l’invisibile, lungo un percorso che unisce ombra e luce.

 

  1. Spiriti nelle Nebbie – Alserio

Un lago sospeso in un’alba lattiginosa. Le nebbie si intrecciano tra i canneti e svelano presenze misteriose: gli spiriti della nebbia, i Lumagnùn, che si muovono silenziosi sopra l’acqua. Una tensione impalpabile permea l’aria, come un respiro antico in attesa. Dalla foschia emerge lentamente la luna: una luce sommersa avvolge il paesaggio, addolcendo e trasformando l’oscurità in un pallido chiarore, fragile e irreale.

  1. La Barca Fantasma – Pusiano

Si racconta che, nelle notti di luna piena, appaia sul lago di Pusiano una barca fantasma, l’ultimo rifugio di una giovane donna scomparsa tra le onde in un giorno di tempesta. All’inizio sembra solo un riflesso, sospeso sull’acqua immobile. Poi, come se il suo passaggio risvegliasse le forze segrete del lago, un vento improvviso scuote la superficie. Le vele si gonfiano, le onde si alzano e il suo canto di nostalgia e di dolore si confonde con il fragore crescente. La leggenda prende vita: la tempesta avvolge la barca in un turbine di luce e oscurità. Quando tutto si spegne, resta soltanto la memoria di quella voce che ha attraversato la notte.

  1. Lo Scrigno Glaciale – Montorfano

Il paesaggio si fa cristallino e austero sulle acque del lago di Montorfano. Il lago diventa uno scrigno di ghiaccio che trattiene lacrime antiche: quelle del monte solitario, che un tempo pianse la propria sorte di solitudine. Tutto resta immobile, come se l’acqua fosse un vetro che custodisce memorie di pietra e silenzio.

  1. La Danza delle Ninfe – Segrino

Sulle acque del lago del Segrino, la nebbia si dissolve in un’alba radiosa. Si leva una danza luminosa di ninfe, che intrecciano passi leggeri e gesti di festa. La musica si accende di gioia e meraviglia: il lago diventa un regno di acqua viva e di incanto ritrovato.

  1. Crepuscolo d’Acqua – Annone

Dalle nuvole filtrano bagliori di luce che scivolano sull’acqua. Il sole, nascosto ma presente, si riflette sul Lago di Annone, frantumandosi in scintillii dorati e violacei, un lento incendio che avvolge la superficie. L’aria stessa sembra vibrare, sospesa tra il giorno e la notte, mentre l’acqua raccoglie e moltiplica ogni riflesso.

Dalle profondità emerge l’eco di un’antica presenza: il villaggio sommerso che pare risalire ancora una volta verso la luce. Ogni pietra e ogni voce dimenticata si risvegliano in un’unica visione di memoria e redenzione. La musica cresce, si espande e si illumina, diventando un ampio e solenne canto che celebra il ritorno del tempo. Nel suo slancio finale, il lago si accende di colore e suono, rivelando tutta la sua bellezza prima che cada la notte.

 

La struttura melodica complessa, l’impiego di armonie poco usuali, la strumentazione articolata e ricca di effetti peculiari, la scrittura densa di echi popolari, i riconoscibili richiami all’opera di Ottorino Respighi: tutto ciò caratterizza questo brano dalle sonorità a volte sospese e misteriose, altre volte festose e trionfali, sempre sorrette da un sottile filo conduttore che fa da guida all’immaginario viaggiatore che si incammina lungo la via dei laghi.

La Via dei Laghi è risultato brano vincitore dell’ultima edizione del Concorso Internazionale di Composizione Angelo Inglese 100 per la Categoria A (Symphonic Piece).

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